About Me
Dalla prima curiosità al codice professionale: la storia della mia passione per la tecnologia.
Nel 1999 è iniziata la mia storia. Ovviamente non ricordo molto dei primi anni di vita, ma una cosa è certa: appena ho iniziato a capire come funzionavano le cose, tutto ciò che aveva un pulsante ha iniziato ad attirare la mia attenzione.
Computer, console, telefoni, telecomandi... non mi bastava usarli, volevo capire cosa succedeva quando li accendevi. La curiosità è sempre stata il filo conduttore della mia vita e, senza saperlo, è stata proprio lei a mettermi sulla strada che percorro ancora oggi.
Uno dei ricordi più vividi della mia infanzia è mio padre davanti al computer mentre modificava fotografie con Adobe Photoshop CS2. Io gli stavo accanto, lo osservavo lavorare e aspettavo impazientemente il momento in cui mi avrebbe lasciato usare il mouse.
Per me era quasi magia. Bastavano pochi clic e una fotografia cambiava completamente aspetto. Non capivo ancora cosa ci fosse dietro quel software, ma avevo già intuito una cosa: con un computer si potevano creare cose incredibili.
Da quel momento iniziai a sedermi sempre più spesso davanti al PC. Ogni occasione era buona per imparare qualcosa di nuovo.
Nel 2007 è iniziata la mia gloriosa carriera da "pirata". 🏴☠️
Niente navi o tesori nascosti, tranquilli. Parlo del Nintendo DS.
I giochi costavano parecchio e non era possibile comprarne uno ogni settimana. Così scoprii l'R4, una piccola schedina che, agli occhi del me di otto anni, sembrava un oggetto magico. Da quel momento il Nintendo DS diventò praticamente infinito.
Poi arrivò anche l'Action Replay. Passavo ore a sperimentare codici, trucchi e modifiche improbabili, divertendomi quasi più a smanettare che a giocare.
Ripensandoci oggi, mi rendo conto che quelle giornate mi hanno fatto prendere confidenza con Windows, Internet, file e cartelle molto prima di quanto immaginassi.
Molto prima di Spotify, esistevano i CD masterizzati.
Mi divertivo a creare compilation personalizzate per amici e parenti. Sceglievo le canzoni, decidevo l'ordine perfetto, inserivo il CD vergine nel masterizzatore e aspettavo pazientemente quella barra di avanzamento che sembrava non finire mai.
Alla fine prendevo un pennarello indelebile e scrivevo il titolo direttamente sul disco. Era la mia versione delle playlist condivise.
E poi c'erano le videoteche. Ogni volta che prendevo in prestito un film o un videogioco, nella mia testa nasceva sempre la stessa domanda: "Vediamo se riesco a conservarmelo...". Internet era pieno di guide e programmi da provare, e io passavo più tempo a sperimentare che davanti al film stesso.
Erano anni in cui ogni nuova scoperta sembrava una piccola vittoria.
Alle elementari aspettavo sempre con impazienza l'ora di informatica. Per molti era semplicemente un'ora diversa dalle altre. Per me era l'occasione perfetta per mettere le mani su un computer.
Windows era ormai un ambiente familiare. Mi muovevo tra cartelle, programmi e impostazioni con una naturalezza che all'epoca davo quasi per scontata. Mi incuriosiva tutto e cercavo sempre di capire come funzionassero le cose.
Il maestro, però, aveva un piano molto più... educativo. 😄
Per intere lezioni ci faceva aprire Microsoft Word e copiare pagine del sussidiario. All'epoca mi sembrava una noia infinita. Pensavo continuamente: "Ma davvero siamo qui solo a ricopiare un libro?"
Col senno di poi, però, credo che quelle lezioni siano state molto più utili di quanto immaginassi. A forza di ricopiare pagine intere, la tastiera è diventata un'estensione delle mie mani. Oggi scrivo senza guardarla, sapendo esattamente dove si trova ogni tasto.
Chi l'avrebbe mai detto che tutto sarebbe iniziato copiando il sussidiario su Word? 😄
Nel 2010 il mio computer era diventato il centro operativo di qualsiasi esperimento.
eMule, BearShare e uTorrent erano praticamente di casa. Nella mia testa, se una cosa esisteva, da qualche parte su Internet si poteva trovare.
Ovviamente non arrivavano solo film, musica e programmi. Arrivavano anche virus, malware, toolbar improbabili e ogni genere di sorpresa poco piacevole.
Ma era proprio lì che iniziava il divertimento.
Ogni volta che qualcosa smetteva di funzionare, passavo ore sui forum a cercare una soluzione. Reinstallavo Windows, provavo programmi di ogni tipo e imparavo a risolvere problemi semplicemente... risolvendo problemi.
Ripensandoci oggi, credo di aver imparato più informatica da quei piccoli disastri che da molti libri.
Per tanti Minecraft era un semplice videogioco.
Per me era un laboratorio.
Dopo aver costruito le prime case, scoprii che potevo creare un server tutto mio. Da quel momento il gioco passò quasi in secondo piano.
Passavo ore a installare plugin, configurare mod, modificare file di configurazione e cercare di capire perché gli amici non riuscissero a entrare nel server. Router, indirizzi IP, porte, Hamachi... all'epoca sembravano solo strumenti per giocare insieme.
Solo anni dopo mi sono reso conto che, mentre mi divertivo, stavo imparando networking e amministrazione di sistemi.
Ogni volta che finalmente compariva il nickname di un amico nella chat del server era una soddisfazione difficile da spiegare.
Il 12 agosto 2012 aprii il mio primo canale YouTube.
All'inizio caricavo gameplay, ma ben presto scoprii che YouTube era molto più di una piattaforma di intrattenimento. Era una gigantesca biblioteca dove qualcuno aveva già spiegato praticamente qualsiasi cosa.
Fu proprio lì che incontrai la programmazione.
Il primo linguaggio con cui iniziai a sperimentare fu il Pascal. Seguivo tutorial, copiavo esempi, rompevo tutto e ricominciavo da capo. Più scrivevo codice, più cresceva la curiosità di capire come funzionassero davvero i programmi che utilizzavo ogni giorno.
In un certo senso, YouTube è stata la mia prima università.
Quando arrivò il momento di scegliere la scuola superiore non ebbi praticamente alcun dubbio.
Scelsi l'ITIS Enrico Fermi di Frascati perché volevo trasformare quella passione in qualcosa di più concreto.
Lì trovai professori capaci di trasmettere entusiasmo e compagni con cui condividevo gli stessi interessi. Si parlava di computer anche durante l'intervallo, si organizzavano esperimenti e si imparava insieme.
Per la prima volta mi sembrava di essere circondato da persone che parlavano la mia stessa lingua.
Credo che ogni smanettone ricordi perfettamente il giorno in cui ha assemblato il suo primo computer.
Io lo ricordo ancora benissimo.
Quando arrivarono tutti i componenti li osservavo come un bambino la mattina di Natale. Intel i5, 16 GB di RAM, una Zotac da 2 GB e un bellissimo case Cooler Master.
Montare tutto fu un mix di entusiasmo e paura. Ogni vite sembrava importantissima e avevo il terrore di rompere qualcosa.
Poi arrivò il momento della verità.
Premetti il pulsante di accensione.
Qualche secondo di silenzio.
...e comparve il BIOS.
Credo di aver sorriso per mezz'ora.
Da quel giorno comprare un PC già assemblato non è più stata un'opzione.
Nonostante ormai fossi completamente immerso nella programmazione, non avevo mai abbandonato quella passione per la grafica nata tanti anni prima osservando mio padre usare Photoshop.
Così decisi di approfondire seriamente l'argomento, fino a conseguire la certificazione ufficiale Adobe Photoshop.
Oggi, ogni volta che progetto un'interfaccia o curo un dettaglio grafico, mi capita di ripensare a quei pomeriggi passati davanti a Photoshop CS2.
In fondo, tutto era iniziato proprio lì.
L'Università... e la scoperta del mio metodo
Nel 2019 decisi di iscrivermi a Ingegneria Informatica. Mi sembrava il passo più naturale dopo anni passati davanti a un computer e pensavo che avrei finalmente approfondito tutto ciò che mi aveva fatto appassionare all'informatica.
La realtà, però, fu diversa da come l'avevo immaginata.
I primi anni del corso erano giustamente pensati per costruire una base comune a tutti gli studenti. Matematica, fisica e molte altre materie fondamentali servivano a far partire tutti dallo stesso livello, indipendentemente dal percorso fatto fino a quel momento.
Il punto è che io avevo già passato anni a configurare server Minecraft, scrivere le prime righe di codice, assemblare computer e imparare da autodidatta grazie a YouTube, forum e tanta curiosità. Mentre all'università seguivo lezioni molto teoriche, continuavo a tornare a casa con la voglia di accendere il PC, costruire qualcosa di concreto, provare una nuova tecnologia o iniziare un progetto personale.
Non sono mai stato il classico "nerd" chiuso in cameretta ventiquattr'ore su ventiquattro. Anzi, ho sempre preferito uscire con gli amici, vivere le mie esperienze e poi, una volta rientrato a casa, passare la notte a smanettare davanti al computer. Era quello il momento in cui imparavo davvero.
Dopo qualche mese capii che, almeno in quel periodo della mia vita, l'università non era il percorso giusto per me. Non perché non credessi nello studio o pensassi che fosse inutile, ma semplicemente perché avevo scoperto che il mio modo di imparare era diverso. Avevo bisogno di sperimentare, sbagliando, cercando soluzioni e costruendo qualcosa con le mie mani.
Guardandomi indietro, non considero quella scelta un fallimento. È stato il momento in cui ho capito che esistono tanti modi per imparare e che il mio è sempre stato guidato dalla curiosità. In fondo, ho sempre imparato molto di più chiedendomi "Come funziona?" che studiando "Come dovrebbe funzionare?".
Il Primo Colloquio, la Prima Vera Opportunità
Nel 2020 sostenni il mio primo colloquio di lavoro. E, a dire il vero, fu anche l'ultimo.
Quello che doveva essere semplicemente un colloquio si trasformò nella mia prima esperienza lavorativa, quella che continua ancora oggi. Entrai in Syrus Industry quando era una realtà molto più piccola di quella che è diventata nel tempo, e probabilmente è stata proprio questa la mia fortuna.
Lavorare in un'azienda di dimensioni contenute significava essere coinvolto praticamente in tutto. Non esisteva il classico sviluppatore che riceve il task, scrive il codice e passa al successivo. Ogni progetto era un'occasione per capire come funziona davvero un'azienda, come si gestisce un cliente e come un'idea si trasforma in un prodotto.
La persona che più ha influenzato questa fase del mio percorso è stata Daniele Di Rollo, CEO di Syrus Industry. Fin dai primi mesi ho avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con lui e, senza quasi accorgermene, ho iniziato ad assorbire un modo completamente diverso di vedere questo lavoro.
Non mi ha insegnato semplicemente a programmare. Quella parte, in fondo, la stavo già imparando da anni. Mi ha insegnato a ragionare come un consulente prima ancora che come uno sviluppatore. A capire che dietro ogni richiesta di un cliente esiste un problema da risolvere, non soltanto una funzionalità da sviluppare. A fare domande, ad ascoltare e a ricordarmi che il codice, da solo, non basta mai.
Ripensandoci oggi, credo che siano stati proprio quegli anni a plasmare il professionista che sono diventato. Se oggi coordino progetti, prendo decisioni tecniche e mi confronto quotidianamente con clienti e team di sviluppo, è anche grazie a quell'opportunità.
Quello che iniziò come il mio primo colloquio di lavoro è diventato il capitolo più importante della mia crescita professionale. E la cosa più bella è che quella storia è ancora tutta da scrivere. 🚀